Denti e non autosufficienza: ci pensano i Fondi del Ssn

Il dentista e le cure per non autosufficienza sono un miraggio nel servizio sanitario nazionale? Non c’è problema: ci pensano i fondi integrativi del servizio sanitario nazionale a cui gli italiani potranno bussare per chiedere anche tutto quello che non rientra nei livelli essenziali di assistenza.

La difficile sfida di dare vita al tanto annunciato secondo pilastro della sanità italiana è contenuta nel decreto attuativo sulle cure integrative che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha firmato nei giorni scorsi. Cinque articoli per disciplinare il funzionamento dell’anagrafe dei fondi integrativi e stabilire meglio paletti e prestazioni che dovranno essere garantiti dai nuovi protagonisti del Ssn.

Ora il conto alla rovescia per la sanità integrativa è partito ufficialmente: manca solo la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale”. Per la rivoluzione in stand by da oltre dieci anni, ripartita solo nel 2008 con il precedente governo grazie a un decreto firmato dall’ex ministro Livia Turco, è arrivato il momento di decollare. Un decollo, previsto per la prima volta nella riforma ter del 1999 e ora riconfermata da Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, anche nel suo “Libro bianco” dove si afferma che nella sanità del futuro si darà sempre più attenzione all’efficienza e alla sostenibilità. Il Ssn rimarrà sempre un pilastro cruciale del Welfare, ma sarà affiancato dalla “crescita di un nuovo secondo pilastro – avvertiva qualche mese fa il Libro Bianco – con le nuove forme integrative di assistenza sanitaria e socio-sanitaria” che si affideranno sempre di più alla contrattazione collettiva.

Il nuovo decreto fissa un preciso paletto per chiunque si vorrà fregiare del titolo di fondo integrativo del Ssn e accedere così alle agevolazioni fiscali: destinare, cioè, almeno il 20% delle proprie risorse alle cure odontoiatriche a all’assistenza socio-sanitaria ai non autosufficienti o a chi è anche temporaneamente inabile per malattia o per infortunio. Un requisito a cui si dovranno adeguare i nuovi fondi che nasceranno, ma anche quelli che già da tanti ani assistono oltre 10 milioni di italiani tra iscritti e familiari assistiti. Un pianeta molto variegato dove si stimano più di 500 tra fondi integrativi di categoria e professionali, casse aziendali, società di mutuo soccorso e assistenza. Del resto il servizio sanitario nazionale da solo non ce la fa più. La spesa sanitaria è ormai senza controllo tra costi della produzione che crescono del 6% l’anno, invecchiamento della popolazione e prodigi della medicina che ci fanno vivere di più. E la sanità integrativa che già oggi viene pagata dai molto lavoratori e datori di lavoro sembra essere una possibile soluzione per provare ad arginare questa marea che monta. Insomma è tempo che l'”universalismo selettivo” prenda il posto dell’antico “tutto a tutti”.

Rivoluzione del 2010
Il countdown per diventare fondi integrativi del servizio sanitario nazionale è fissato al 30 aprile del prossimo anno. Data entro la quale case e fondi sanitari dovranno iscriversi alla nuova anagrafe che nascerà presso il Ministero. Con il compito di censire e fotografare la sanità integrativa ma anche di verificare che siano rispettati tutti i requisiti. A cominciare proprio dalla soglia di almeno il 20% del portafoglio di prestazioni da dedicare all’odontoiatria e alla non autosufficienza. Una soglia che va rispettata se si vuole beneficiare dal 2012 delle agevolazioni fiscali previste dal testo unico delle imposte sui redditi. Ma anche di quelle che potrebbero arrivare se la disciplina fiscale venisse addirittura agevolata, vista l’attenzione che nei programmi governativi viene prestata alla sanità integrativa.

Le prestazioni da garantire
Ma quali sono nel dettaglio le cure odontoiatriche e di “Long term care” da garantire? Il decreto di Sacconi va sufficientemente nel dettaglio. Soprattutto sul fronte della non autosufficienza. Si va dalle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria da garantire ai non autosufficienti per favorire la permanenza a casa fino ai costi per il ricovero in strutture residenziali. E poi: le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale per i non autosufficienti da garantire a casa o in strutture residenziali e inoltre tutte quelle prestazioni per il recupero della salute di pazienti “temporaneamente inabilitati da malattia o infortunio”.
Infine i fondi integrativi del Ssn promettono di garantire a tutti i loro assistiti le ambite cure per i denti che in tempi di crisi sono diventate un “sogno irrealizzabile”.

Fonte: Il sole 24 ore sanità

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